Una città, una storia. Da New York a Londra, da Parigi a
Palermo, da Istanbul a Roma, da Chicago a Rio, da Gerusalemme a Bruxelles. Al
centro di questi racconti ci sono ritratti di persone, luoghi, momenti, situazioni. Il tutto attorno
al tema dell'amore, declinato in tutte le sue espressioni e manifestazioni.
In origine queste storie sono nate per un blog, "Tempi&Modi". Ogni domenica, alla stessa ora, pubblicavamo un nuovo racconto. Visto il successo, i racconti editi (assieme ad altri inediti) sono diventati un volume, "Vengo via con te", pubblicato nel dicembre 2012 da Valentina Trentini.
La magia del web - il volto buono della globalizzazione - ha fatto il resto. Navigando in rete ho scoperto la Lightouse Publisher, giovane casa editrice
"hipster" di New York che si distingue per il suo impegno
nella ricerca di nuovi autori.
Così, nel dicembre 2014 è arrivata in Italia l'edizione ebook del volume, e quindi, nel febbraio 2015, la traduzione per il mercato americano. "Run away with me" è ora distribuito negli Usa (circuito Barnes & Noble) ed è acquistabile su Amazon
Fin qui la cronaca: non tanto banale, credo, perché se non è facile per un autore quasi esordiente - senza agente, senza particolari conoscenze nell'ambiente - pubblicare un libro in Italia, è ancora più difficile farsi tradurre negli Usa. Ma a volte queste cose succedono. Non posso che ringraziare alcune persone, in particolare Corinna Bajocco, che ha seguito l'iter della pubblicazione facendo la spola fra Roma e New York. Ringrazio inoltre Liliana Rosano per il lavoro di promozione e il magazine La voce di New York che ospita i miei articoli e la mia rubrica di libri fin dalla sua nascita, e che ha dato spazio al mio libro.
L'idea di fondo di questi racconti è unire due elementi, due ingredienti, due "cose" di cui si sente un gran bisogno: l'amore (insomma il discorso amoroso, l'amore raccontato in ogni sua eccezione, coniugale, extraconiugale, filiale o parentale, etero, omo, altruista o spietatamente egoista...) e il viaggiare, o meglio, la dimensione geografica. Perché noi siamo i nostri cammini, certo, ma anche i nostri luoghi.
Sull'amore si scrive tantissimo ma io avevo bene in mente come volevo scriverne: volevo scrivere dell'amore "adulto", dell'amore reale, non edulcorato, a volte bello e a volte meno ma di certo non fiabesco. Volevo scriverne come Raymond Carver in What We Talk About When We Talk About Love, come i Velvet Undeground in Some Kinda Love.
Quando si scrive una storia breve o brevissima la struttura è tutto. A volte mi sono sentito come un autore di canzoni: devi tirar fuori tutto quello che hai in 3 -4 minuti, non hai a disposizione un'ora, una canzone non è un'opera. Lo stesso vale per un racconto. Non è un romanzo. Devi dire tutto in 3-4 pagine. La struttura deve stare in piedi. E per stare in piedi, la cosa essenziale è trovare la voce giusta con cui raccontare.
A volte un dialogo, a volte un monologo interiore, a volte
un aneddoto in terza persona come avremmo potuto afferrarlo al volo in un bar o ad un check in. A volte un litigio, o una riconciliazione. Frammenti. Ma cercando di farci stare ciò
che serve: l'intensità dei rapporti che nascono, si sviluppano o muoiono, più o
meno bene, più o meno male.
Sullo sfondo, ma anche dentro le storie, paesaggi diversi, in gran parte
urbani. Un pub, una finestra affacciata su una piazza, la piscina di un
albergo, una camera da letto nella quale entrano i rumori della città: ad
essere protagonisti sono luoghi così, luoghi del nostro
quotidiano, resi meravigliosi, oppure aspri, difficili, complicati, dalle
vicende che si trovano, anche solo per un breve istante, ad ospitare.
A volte c'è anche la Storia con la esse maiuscola, a fare la
sua comparsa: la caduta del Muro di Berlino, ad esempio, o l'assedio di Sarajevo.
Ma poi si torna sempre ai sentimenti, alle relazioni, ad ogni specie d'amore, romantico o sensuale, morbido o tagliente, amora
per una persona in carne ed ossa o un'ombra, un ricordo, e ancora, amore per i
figli, oppure solo per se stessi.


